21.30

Scipariooooooooo!

Ho deciso di farvi conoscere ("finalmente! non vedevamo l'ora!") il risultato delle idee per l'opera teatrale, che mi aveva richiesto mio cugino.
Ricordate?

Beh, non so se mio cugino riuscirà mai ad organizzarne la messa in scena, ma questa di seguito è la bozza conclusiva, senza colonna sonora e senza attori :(.

Come lo intitoliamo?

Essendo una bozza, probabilmente troverete anche degli errori.
Sono ben accette correzioni e ulteriori consigli.
Intanto abbiamo tempo! :P

Grazie ad Akabane e Kesiev per le idee e grazie a Grentis per gli spunti che mi ha dato con il video suggerito, che tra l'altro avevo trovato davvero molto interessante.
In pratica: grazie a tutti i miei lettori :P

12.42

Aggiornamento (confuso) del meriggio

  • La stesura di Linearkey sta continuando, benchè abbia preso la decisione di non pubblicare più niente fino a quando sarà completato. E' ancora tanto il lavoro da fare, ma riesce a piacermi sempre. A livello di trama sono ormai agli sgoccioli, ma voglio perfezionare l'ambientazione e approfondire alcuni personaggi che ho un pò tralasciato. Key ha bisogno di spazio!

  • Sto leggendo un libro di critica letteraria "Il canone Occidentale" di Harold Bloom, uno dei maggiori critici del Novecento. Il suo scopo è quello di individuare i 26 scrittori (mi pare, sono solo all'inizio) alla base del canone estetico dell'Occidente. Credo che pochi libri nella mia esperienza di lettrice mi abbiano irritato tanto (1984 di Orwell o Candide di Voltaire). Una visione totalmente elitaria della letteratura unita a uno sproloquio mai comprovato su tutto il panorama letterario a partire da Omero... Gli scrittori sono considerati come anime isolate dal contesto che forti del loro dono creano e rinventano l'uomo e non come voci che ne esprimano la natura attraverso un diverso metodo espressivo, diverso, non migliore. Ogni tipo di critica che usi i testi come base per riflessioni sul contesto storico, sociale, o li riutilizzi per esprimere una posizione ideologica, sono bannati, perchè banalizzanti della grandezza dello scrittore che li ha concepiti. Beh, sto anche io sproloquiando, (ma solo per mancanza di tempo e spazio) quindi mi fermo qui. Magari quando l'avrò finito farò ammenda o polemizzerò con maggiore coscienza.

  • Esiste la necessità di un canone occidentale? Esiste la necessità di dare punti di riferimento estetici? Ha senso "insegnare" il gusto artisitico? Ha senso cercare di rendere oggettivo un criterio che è altamente soggettivo? Pur ammettendo che esistano cose artisticamente belle e cose artisticamente non belle, quanta importanza ha porre barriere? Non sarebbe una scelta più intelligente limitarsi a dimostrare quanto forte e intensa può essere un'espressione artistica, quale essa sia? Ho sempre considerato la critica letteraria come lo spunto per nuove discussioni tra lettori che si trovano a condividere la lettura di un autore, di un testo. Opinioni, non dogmi.

23.22

Sbatte qualche porta.
A qualche passo
il vento sconvolge
le emozioni.

Un’immagine improvvisa.
Poche schegge
nella memoria.


Un trauma
La coscienza di sé.

Pochi raggi
Nell’ombra nera.
Tra i colori brillanti
Macchie casuali
Di tempera sfatta.


Il vento è il martire.
Porta via le foglie morte
E lascia l’aria tersa.

14.09

Quando il vento ti porta troppo lontano

Il filo di un gomitolo ondeggiava al vento,
solo come una goccia d’acqua nel deserto,
rosso sfavillante contro il cielo azzurro.
Se spostavi lo sguardo non vedevi null’altro,
calamitato dal suo squilibrio fascinoso.
Sfiorare un lato, accarezzare l’altro,
muoversi con caotico smarrimento,
nessun appiglio se non un unico, imperante sostegno.
Come lunghi steli d’erba sul pendio di una collina,
che a furia d’esser trascinati dall’aria,
non son più erba, ma vento vorticante.

Era triste la scena, con brividi lungo il collo.
Una canzone da lontano ricordava una casa,
una musica palpitante ricordava un corpo,
mani e piedi, labbra umide, e mani e piedi.

Un’anziana donna, i capelli sparpagliati,
polvere argentea tra raffiche arroganti,
con placida calma arrotolò il filo tra le mani.
Rossi anelli tra le dita intrecciati,
bracciale rubino intorno al bianco polso,
batté le mani e fuggì tra le pieghe della porta.
Un cane abbaiava lontano.

Ancora la mia canzone suonava.
Mi sentivo carezzare dalle note,
mi cullavano circondata da fiori,
le sentivo nel fondo del cuore
diventare parole d’amore,
emozione,
indissolubile eco di gioia.
In un viaggio impetuoso,
con un sorriso bambino
sbalzai sul nostro letto
e sulle guance petali celati,
tra le tue braccia affondai innocente,
tenendo tra le dita,
un rosso segno d’incostanza.
Questa sono io, me e mille me,
indifesa e irrequieta pellegrina,
vagabonda e viandante,
estenuante fluire e rifluire verso te;
una Parca sussurra la mia canzone,
e sei tu, vento freddo;
a volte mi sospingi lontano,
per poi stringermi ancora,
e più forte.

16.42

Triste Ermione

A piedi nudi mi avviai verso la sala da bagno.
Sentivo il pavimento freddo sotto i piedi.
Un brivido mi salii lungo le gambe e già sentivo la nostalgia del suo corpo caldo, aggrappato alla mia sottoveste.
"Ora dorme." sussurrai, cercando di non far rumore.
Quando dorme, ogni uomo diventa fragile.
Porta con sè intimi desideri e intime paure.
Le affronta in un labirintico mondo di immagini e senso.
Poi si sveglia e riprende fiato.
Lo domina con coraggio l'incoffessato.
O lo nasconde con viltà.
Anche lui...
Un vecchio corpo che tremava per il piacere e ancora ne cercava.
Lo aveva cercato da me, quella notte.
Guardai il mio seno gonfio, le mie gambe sode.
Io ero una giovane donna allora.
Nascere anni prima mi avrebbe permesso di possederlo... anni dopo di non conoscerlo affatto...
Non sapevo scegliere tra le probabilità, quindi aprii la porta.
Inondata di blu, sentii quasi mancare il fiato.
Chiusi gli occhi, disorientata, per ritrovare il respiro.
Come una vestale, mi inginocchiai davanti alla vasca da bagno.
Blu, blu come il lago che avevo osservato dalla finestra, io, sola, e la mia voglia di scappare da quel rosso buio, scappare verso il freddo blu, scappare da lui, dal suo genio affamato...
L'acqua cominciò a scorrere.
Qualche lacrima si perse tra il profumo dei sali.
"Domani, me ne andrò."
L'acqua fumava.
Mi immersi come una Sirena imprigionata.
Lentamente, pericolosa, quell'acqua fluì, riscaldandomi, fino nel vuoto profondo del cuore.
Chiusi gli occhi, le palpebre scesero come rallentate dal peso di un avanzo di paura.
Lungo il mio viso scendevano gocce, soavi.
Come pioggia.
Pioggia sulle mie ciglia nere sì che pareva che io piangessi ma di piacere.
Il mio corpo fu abbracciato da quel delizioso senso di vita.
E dimenticai il Domani...

12.56

Muro

Ti guardo.

Fragile,
Cerco
segreti
nascosti.

Claustrofobica
coscienza
del perduto
possesso.

13.14

Senza senso

Qualcuno gettò delle lettere sul pavimento, quel pavimento liscio da scivolare quasi.
Delle lettere: delle O, delle E, qualche consonante e altre. Non ricordo precisamente.
Eravamo basiti, perchè non capivamo chi l’avesse lanciate e da dove. Tanto più ci era impossibile comprenderne il perchè.
Qualcuno ipotizzò che un bambino stesse giocando qualche metro sopra di noi e che quella fosse la conseguenza della disattenzione di un genitore distratto.
Ma sopra di noi, c’era solo soffitto...
Un altro pensò che era solo un sogno. Ma quelle lettere potevamo toccarle...
Io pensai che il Dio dell’Alfabeto avesse deciso di metterci alla prova, di sfidare la nostra fede nei suoi frammenti di potere.
Erano lì, lucenti quelle lettere.
Improvvisamente ognuno di noi cominciò a sillabare.
Ognuno tentò di formare parole, mentre, in ginocchio, poggiato con un piede al muro, tenendo tra le dita una di quelle lettere, si isolava dal resto di noi.
“Non trovo un senso, non trovo un senso!” gridavo io, perchè io volevo usarle tutte e formare la frase che Dio voleva comunicarci.
L’uomo con il cappello uscì dalla stanza, portando con sè la parola DOLORE.
Una se ne andò che aveva con sè solo due lettere: I O.
“Hey, fermatevi!”
Non era possibile che stessero rubando tutte le lettere!
Poi l’uomo vestito male trascinò con sè una M, una O, una R, una T, una O.
“Le mie lettere!”
Rimasi da solo, seduto per terra.
Con quattro lettere soltanto.
I
V
A
T
Le mie lettere.
Fuggite.
Il senso.
Irrangiungibile.
Ero solo.
Inconsapevole del significato.
Ero solo.
Avevo perso Dio.
Ero solo con le mie quattro lettere confuse.