01:29

Linearkey Project

Su Linearkey.net è possibile leggere il risultato del progetto Linearkey.

Linearkey.net e tutto il materiale in esso contenuto, espandendosi parallelamente a quella che è stata l'idea iniziale dell'opera narrativa Linearkey, è stato ideato con lo scopo di realizzare un progetto comunicativo più vasto possibile e di creare uno strumento di diffusione che si potesse affermare come un elemento altrettanto importante all'interno della narrazione.

12:44

L'uomo pensieroso. Sulla terrazza. D'estate.

Ed eccomi qui.
Una terrazza sul mare, un pò di vento tra i capelli, il caldo sole di mezzogiorno.
Di solito l'estate mi rende brillante.
Mi fermo a fumare, assumendo la mia posizione preferita: la schiena leggermente piegata, i gomiti poggiati sulla balconata, la sigaretta tra le dita della mano destra.
Il mare è un pò agitato oggi.
Il cielo terso.
Il fumo della sigaretta si allontana velocemente a causa del vento.
Un gruppo di ragazze ride dopo una cascata di parole che non riesco a decifrare.
Un uomo passa con il suo giornale.
Una bambina cammina con la mano davanti agli occhi.
L'estate mi rende smanioso, forse, penso mentre spio, dietro un bikini giallo, il seno prosperoso di una ragazza in bicicletta.
I capelli lunghi, scappati dall'elastico, mi coprono il viso.
Sarebbe incredibile se qualcuno si accorgesse di me.
Dell'uomo pensieroso. Sulla terrazza. D'estate.
L'estate mi rende speranzoso...
Il sole diventa troppo caldo.
Gli occhi bruciano dietro il fumo, fuggente.
Forse cominceranno a lacrimare.
In cerca d'ombra, mi incammino, con le mani in tasca, verso casa.

12:51

Animali di bosco

Camminavano
da un'ora
ormai.
Sotto i loro passi
il regolare
smuoversi
della ghiaia.
Ai margini
del sentiero
enormi
alberi
gonfi di foglie.
La malia
vivificante
del sole
di primavera.
Una brezza
fresca
e l'erba
profumata.
Camminavano
ancora,
vigorosi.
Lui:
la quiete
disturbata
di un cappello
di paglia.
Lei:
l'ondeggiare
bianco
di una gonna
di lino.
Poi la meta
raggiunta.
Lui e lei.
Un campo
di fiori gialli.
Una panchina
di legno scuro.

12:48

Noi

Un pomeriggio.

I miei occhi
si riempivano,
brillanti,
della tua forza,
incantevole.
Sole,
eravamo più insieme.

Un tavolo per due.

Tu cercavi
consigli,
supplicando,
silenziosa,
che non scalfissi
decisioni
già prese.

Una coppa gelato.

Discorsi
di steli d'erba
tremanti
in una primavera
ormai destinata
a trascorrere.


Poi altre Primavere,
E noi, anime aggredite...
Io, sgherro,
contro le tue debolezze,
Tu, segugio,
per scovare le mie.
Ma, anime intrecciate,
con quella Primavera
sempre accanto,
riassoporiamo già
quel gelato
grondante
di noi.

12:45

Polvere fluttuante

Giunge la notte.
Le palpebre si serrano,
rabbuiando la coscienza.

Incontro sconvolgente.

Lo spazio è apertura,
che stimola al cammino.
La meta è lontana,
raggiungibile tuttavia.

Dimensioni sovrumane...

Il tempo è soffocante,
un cumulo
infinito
di frammenti
incontrollabili.

Prego!
che il Tempo si frantumi!
Imploro!
che le dimensioni dominatrici
si dimezzino!
Supplico!
che l'istante diventi così fondo
da cancellarne la fine!
Scongiuro!
che l'oggi sia per sempre!

La notte è invecchiata.
Una lacrima scorre, gonfia,
e poi muore.
Il sonno scava rughe
sotto gli occhi stanchi.

Siamo soli...
e, prima di dormire,
chiedo perdono
perchè la mia preghiera
non sarà ascoltata.
Nemmeno questa volta.

12:39

Scissione e fusione

Il freddo inondò la mia testa bollente.
Il mio corpo era trasformato, leggero.
Rumori attutiti accompagnavano la mia dispersione in gocce.
Non appena il mio viso fu risorto dall'acqua, ripresi a respirare.
Solo acqua intorno.
Fissavo la lontananza dove il mare trova il suo limite e, mentre con minuscole onde mi carezzava la pelle, lo sentivo sussurrare: "Non voltarti".
Mi sembrò di ritrovare il senso della vita.
Percepivo il disperdersi dell'identità finalmente fusa nel Tutto.
Lo strappo ricucito.
Avevo tentato per anni di riequilibrare l'assoluta fede nella coscienza con quell'inevitabile senso di solitudine.
Perchè, pensai, la lotta dell'Io non è che l'affermazione dell'Essere attraverso la sua disgregazione...
Ed ora esplodevo... di nuovo parte del vortice!

Trascorsero lunghi minuti prima che il mio corpo stanco mi obbligasse a nuotare verso riva.
Le spalle alla spiaggia, d'istinto le mani si poggiarono sulle orecchie, affinchè, sordo, rimanessi immune al richiamo di quei detriti di Essenza, che punti incostanti e caotici fingevano pienezza in quell'estate bruciante.
Improvvisamente alcuni schizzi di acqua mi raffreddarono fin dentro lo stomaco, richiamando la mia attenzione irritata.
"Non voglio rimanere un secondo di più intrappolato in questa assurdità!" pensai.
E mentre mi alzavo per scappare, si scucì ancora una volta il rattoppo.

12:46

Labirinto

Era un pomeriggio grigio, d'inverno.
Quella donna mi aveva intrappolato, lasciandomi molle in un caldo soffocante.
"Si può sopravvivere nel desiderio di un'immagine?" continuavo a chiedermi, mentre attraversavo le vie affollate di una città in cerca di una cioccolata calda che mi restituisse un pò di vita.
"Con la panna o senza?"
Provai a obbligarmi a pensare ad altro.
Un'enorme montagna di bianco, morbida, si sarebbe sciolta sulla lingua golosa.
Inghiottita e svanita in pochi attimi avrebbe lasciato tracce di sè in una specie di eccitazione da zucchero.
"E' una soluzione valida" pensai.
La gente camminava accanto a me.
Una donna, un lungo cappotto, si fermò per coccolare il suo cane minuscolo e scodinzolante.
Poi, trascinandolo, sparì dietro un angolo.
Addio, pensai.
Lei, invece, mi seguiva.
La percepivo, alle mie spalle, come un vento caldo, inesauribile.
"La cioccolata fondente è più gustosa della cioccolata classica." pensai, rivolgendo lo sguardo ai lati della strada nella ricerca disperata di un bar.
Un uomo mi passò così vicino da urtarmi.
Per un attimo persi l'equilibrio, ma non caddi.
Ricominciai a camminare con passo frettoloso.
"Ecco un bar!" gridai dentro di me.
Entrai.
Mi sedetti a un tavolino in un angolo del locale.
Ordinai la mia cioccolata con panna.
Una cameriera biondina, sorridente, me la portò dopo pochi minuti.
"Che meraviglia!" pensai.
Era inverno, un pomeriggio grigio trascorreva aldilà della vetrata del bar.
Un calore intenso traboccava dalla tazza blu, davanti a me.
E mentre gustavo la mia cioccolata mi persi nel ricordo di quando la vidi per la prima volta, bellissima, seduta ad un tavolino, in un angolo di luce soffusa, che sorseggiava la più invitante cioccolata con panna di tutta la mia vita.